Il principale scopo del Laboratorio di Ludoterapia è quello di fornire alle persone che vi partecipano, gli strumenti necessari per relazionarsi al meglio con sé stesse e con gli altri. Il singolo individuo che compie un tale percorso di crescita personale, acquisisce con molta probabilità anche le capacità per aiutare il tessuto sociale a crescere e a migliorare.
L’intento del Laboratorio dunque è quello di provocare una serie di reazioni a catena per cui il cambiamento di un singolo produce, a sua volta, ulteriori cambiamenti nell’ambiente circostante in una sorta di reciproco e benefico contagio.
In quest’ottica l’acquisizione di strumenti quali l’ascolto e l’empatia, diviene indispensabile per una persona impegnata nel miglioramento delle sue relazioni intra ed interpersonali.
Per quanto riguarda il training sull’ascolto, questo riguarderà l’ascolto di sé stessi e degli altri:
Nel proprio chiasso interiore si perde l’autentica traccia di sé, anche se spesso si può avere la convinzione di essere capaci di ascoltarsi , anzi di essere continuamente in contatto con parti di sé che insistentemente fanno sentire la propria voce. In realtà si tratta di parti ipertrofiche , voce amplificate che, a discapito di altre più flebili e sottili, detengono una sorta di monopolio delle comunicazioni. Imparare a ascoltare sé stessi significa imparare a dare voce a quelle minoranze escluse e dimenticate che, a volte, pur di farsi sentire, non trovano altra strada che i sintomi nevrotici o i disturbi psicosomatici.
L’ascolto dell’altro è un’esperienza altrettanto difficile: numerosi sono infatti gli ostacoli che impediscono il fluire di una comunicazione profonda tra due persone.
L’ascoltatore, qualora non è indifferente a ciò che l’altro dice, viene disturbato nel suo ascolto dal bisogno di consigliare, guidare, dirigere, giudicare, rassicurare. Tutte queste operazioni sono molto utili a colui che ascolta per placare l’ansia che il problema dell’altro gli suscita , ma molto poco per chi chiede solo di essere ascoltato
Acquisire gli strumenti e le capacità per ascoltare un’altra persona è importante perchè il non ascolto genera solitudine, isolamento, sofferenza ed è alla base di tanti disagi psicologici. In questo senso è soprattutto la famiglia il luogo privilegiato dove il non ascolto trova la sua massima espressione e produce i suoi effetti più devastanti.
Per imparare ad ascoltare è utile saper riconoscere le risposte che bloccano la comunicazione da quelle che invece l’incoraggiano: le prime sono quelle che partono dal nostro punto di vista e nascono dalla nostra incapacità di farci da parte per lasciare spazio all’altro.
Riconoscere e distinguere queste risposte è un allenamento che trova ampio spazio nel training sull’ascolto, così come il prendere in considerazione quegli elementi che aiutano ad affinare e potenziare la difficile arte di sapere ascoltare.
Correlata ed inscindibile dall’ascolto è l’empatia. Con questo termine si intende la capacità di calarsi nei panni di un’altra persona mettendo, temporaneamente da parte il proprio schema di riferimento (idee, convincimenti, supposizioni, preconcetti), ma restando contemporaneamente in ascolto della propria esperienza . Infatti, senza questa il mondo dell’altro ci apparirebbe qualcosa di astratto ed inspiegabile (non posso capire cosa significa “provare dolore”, se non l’ho provato in prima persona).
Esistono varie forme di empatia: l’empatia cognitiva, emotiva ed intuitiva. In realtà si tratta di un’unica capacità che tuttavia si estrinseca in questi diversi aspetti , che possono essere esaminati separatamente.
L’empatia cognitiva è la capacità di accogliere il mondo razionale dell’altro con i suoi pensieri, i suoi valori, le sue valutazioni, anche se questi non coincidono con le nostri. Questo tipo di empatia si basa sul rispetto dell’altro e sulla consapevolezza del diritto dell’altro di essere diverso da noi.
L’empatia emotiva è la capacità di accettare, accogliere e capire il mondo affettivo ed emotivo dell’altro , cercando di provare e sentire ciò che egli sente e prova.
L’empatia intuitiva si verifica, prevalentemente, in un contesto psicoterapeutico. L’intuizione è una sorta di percezione improvvisa ed illuminante che permette di raggiungere una consapevolezza senza tutti quei passaggi logici e quei dati che sono necessari in un procedimento razionale. L’empatia intuitiva è quindi un momento magico che si verifica in terapia quando il terapeuta riesce talmente a centrarsi sul cliente che il suo sé più profondo entra in contatto con il sé più profondo dell’altro, in uno stato di consapevolezza del tutto eccezionale.
Altro aspetto su cui è importante soffermarsi è quello dell’empatia verso sé stessi. Troppo spesso l’accettazione di sé è gravemente condizionata dalla necessità di “dover essere” in un certo modo, dai risultati che dobbiamo raggiungere, dall’avvicinarsi o meno ad un modello ideale fino a dimenticare di apprezzare ciò che si è veramente difetti, limiti e debolezze compresi.
Imparare ad essere empatici verso se stessi determina:
1) una valutazione ed accettazione di sé come persona e , di conseguenza, come oggetto degno di amore e di considerazione da parte degli altri;
2) la libertà esperienziale e cioè la capacità di sperimentare liberamente i propri sentimenti e le proprie emozioni, senza giudicarle, criticarle o rifiutarle.