La tecnica dello psicodramma fu sperimentata per la prima volta nel 1921 dal medico-psichiatra Jacob Moreno pioniere nello studio delle dinamiche di gruppo. Ancora studente, Moreno ebbe modo di studiare tali processi, incontrando gruppi di prostitute di un quartiere di Vienna.
Il suo teatro terapeutico nasce quasi per caso attraverso una analisi degli effetti della recitazione teatrale su di un’attrice.
Con il “teatro della spontaneità” Moreno iniziò la sua ricerca sullo psico- e sul sociodramma. La differenza tra le due modalità consiste nel fatto che mentre nello psicodramma vengono portate avanti tematiche individuali, nel sociodramma viene presa in considerazione l’interazione tra i ruoli. I due processi tuttavia procedono di pari passo e Moreno dedicò grande attenzione alla relazione esistente tra i ruoli sociali e la spontaneità, al fine di “evitare che la struttura rigida , formale e meccanica del ruolo inibisca nella persona la sua creatività, autoespressione ed autenticità”(Moreno: “Psychotherapie de Grupe et Psychidrame”1965).
La mancanza di spontaneità è segnalata dall’ansia o da un comportamento rigido e stereotipato. Apprendere la spontaneità nei rapporti interpersonali, significa imparare a rispondere in modo sintonico alle esigenze dell’ambiente e alle proprie richieste interne.
Moreno credeva nella forza dell’azione come stimolo per l’autocomprensione ed autoesplorazione e la sua impostazione influenzò altri approcci terapeutici quali la Gestalt e la Bioenergetica nei quali si lavora appunto più sull’agito che sul detto.
Questo aspetto è connesso in modo indissolubile al metodo, tant’è che, in assenza di azione, non è possibile parlare di psicodramma.
Si possono distinguere tre fasi successive nello svolgimento dello psicodramma che sono:
1) una fase iniziale in cui viene individuato il tema su cui lavorare ed il protagonista che attiverà l’azione;
2) una fase di azione in cui i vissuti del protagonista vengono messi in scena con l’aiuto di altri membri del gruppo che saranno da lui scelti per interpretare i ruoli previsti. Le scene potranno svolgersi nel passato, nel presente , nel futuro o anche in una realtà virtuale e avranno lo scopo di fornire al protagonista ottiche diverse, prospettive e percezioni molteplici di fatti, persone o eventi, ma soprattutto di sé stesso. Tale è lo scopo anche dello scambio dei ruoli, dei doppi, e della ripetizione dell’azione con modalità differenti;
3) una fase di verbalizzazione e rielaborazione , in cui i vari membri del gruppo che hanno preso parte all’azione manifestano le loro emozioni e risonanze, fornendo anche nuovi feedback al protagonista. Successivamente, anche gli altri membri del gruppo che non hanno partecipato materialmente all’azione scenica, possono esprimere i loro vissuti (condivisione).