GLI ESERCIZI IGNAZIANI: UNO STRUMENTO STRAORDINARIO PER GUARIRE LA PSICHE ALLA LUCE DELLO SPIRITO.
Mi chiamo Roberta de Bury, sono una psicologa e sono stata lontana, veramente molto lontana da Dio per tantissimi anni. Poi, un giorno, il Signore ha travolto la mia esistenza e da allora tutto è cambiato. Con questa nuova luce ho dovuto rileggere tutta la mia vita e questo mi ha posta anche di fronte ai miei fratelli con occhi nuovi.
A causa del mio lavoro mi confronto da tempo, quotidianamente, con la disperazione della gente e ho il privilegio d’esplorare da vicino il mistero complesso e meraviglioso dell’animo umano. Da quando il mio sguardo è cambiato, questo profondo contrasto tra la bellezza nascosta e la sofferenza espressa delle persone che incontro, mi ha fatto entrare profondamente in crisi.
Sento, infatti, che con il mio lavoro di psicologa posso solamente aiutare le persone a adattarsi ad uno stato di cose che, essendo completamente disumano – pur essendo il risultato dell’umano lavoro – non è altro che la ragione della loro sofferenza. Sono consapevole dell’importanza di dare risposte ai “tu” sofferenti che incontriamo sulla nostra strada, ma i sistemi che utilizziamo oggi per rimuovere il dolore non fanno altro che coprirne le cause. Anche un lavoro di crescita nella conoscenza di sé e, quindi, d’aumento della consapevolezza dei propri meccanismi psichici – che dovrebbe produrre un’integrazione di ciò che crea squilibrio e crisi nella psiche umana – è un lavoro parziale quando, addirittura, non diviene inutile e pericoloso. Infatti, pur riuscendo con successo ad aiutare le persone a riprendere la loro strada e pur sentendomi soddisfatta quando le aiuto a liberarsi dai loro demoni fatti di fobie, ansia e depressione, la domanda, che mi pongo sempre più spesso è: se questi sono i sintomi di un cancro sociale, il mio sforzo non dovrebbe essere quello di contribuire a rimuoverlo, piuttosto che aiutare la gente a adattarvisi? Condivido l’importanza delle terapie che combattono il dolore e so quanto queste siano, comunque, utili per combattere la malattia, ma so anche che queste non possono sostituire le cure realmente efficaci, che molto spesso sono molto dolorose.
E’ qui che nasce la mia crisi di donna di fede perché, lavorando su me stessa, mi sono resa conto che, affiancando alla psicoterapia il percorso degli esercizi ignaziani, si produce nella persona una strana pace fatta d’inquietudine profonda e di bisogno di cambiare la realtà che la circonda, iniziando dalla propria vita. Sono, quindi, arrivata alla conclusione che una reale crescita produce nell’uomo un desiderio di cambiare la propria vita radicalmente perché, oltre a fare aumentare in lui il sentimento di dolore – causato dalla percezione emotiva che la strada che il mondo sta seguendo è la vera causa della sofferenza individuale -, gli procura anche una tensione ad agire per cambiare tale realtà, iniziando dal proprio modo di vivere, facendogli “sentire” fortemente la necessità di radicarsi in Dio.
Inoltre, studiando e praticando da diversi anni gli esercizi di S. Ignazio, ho potuto constatare che, non solo il cammino di crescita della persona attraverso questo percorso la conduce a desiderare tale cambiamento, ma questo strumento permette agli individui di vivere ed attraversare le tappe tipiche dell’itinerario psicoterapeutico in tempi più brevi e con minore fatica, a causa del sostegno e dell’azione della Grazia.
Per questo motivo, ho sentito l’esigenza di completare la mia formazione attraverso percorsi alternativi ai soliti corsi d’approfondimento che si limitavano all’aspetto psicologico.
Ho seguito, quindi, corsi concernenti l’area biblica, presso la Sezione S. Luigi della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia meridionale; ho partecipato a diversi itinerari di formazione alla preghiera contemplativa ed ho seguito un corso triennale per diventare guida spirituale, organizzato dai gesuiti e più precisamente da p. Michele Lavra, Superiore della Residenza del Gesù di Roma; ho, inoltre, collaborato con p. Paolo Gamberini alla realizzazione di un percorso di preghiera contemplativa e ho partecipato, in veste di sua assistente per i colloqui, a ritiri spirituali d’esercizi ignaziani. Praticando, poi, da diversi anni nella quotidianità, la preghiera degli esercizi di S. Ignazio, studiandone approfonditamente l’itinerario mettendolo in relazione a percorsi psicologici ed esaminandone i vari adattamenti realizzati per avvicinarsi il più possibile alla gente, oggi sento chiaramente che questa è la strada giusta per proseguire nella mia attività.
Il mio lavoro mi ha portata, poi, a scoprire una realtà veramente angosciante. Infatti, i più disperati, quelli che hanno perso completamente il senso della vita, sono quelli che non riconoscono più Dio o che lo hanno relegato in fondo ad un elenco di priorità psedo-vitali e di falsi bisogni. Questi sono quelli di “fuori”, i “cattivi”, il gruppo di gente al quale noi cristiani ci gloriamo di non appartenere. Queste persone, che si sentono terribilmente giudicate da noi “buoni”, non vanno a raccontare il loro dolore ai sacerdoti, perché non credono più in Dio e, quindi, nella chiesa. E’ questa la realtà che mi ha colpita e ferisce quotidianamente il mio cuore e per questo motivo, ho sentito l’urgenza di provare ad affrontare la questione. Infatti, è proprio questa la categoria di persone che si rivolge a me chiedendomi pace. Io sto cercando d’aiutare questi miei fratelli sedendomi al loro fianco, ascoltando il loro grido di dolore, penetrando nell’inferno dei loro cuori, facendo loro sentire che una donna laica, fortemente radicata in Dio ma non inserita in nessun istituto riesce ad amarli per quello che sono. Ho visto che questo fa nascere in molti tante domande, fino a produrre in loro il desiderio d’iniziare a ri – conoscere Dio. Solo a questo punto posso iniziare a proporre un cammino che è a metà tra un percorso psicologico ed un percorso spirituale, avvalendomi anche di vari adattamenti degli esercizi ignaziani. Facendo la mia esperienza in tal senso ho, infatti, capito che, solo dopo un cammino di recupero di sé e del vero volto di Dio, le persone possono godere totalmente dei benefici delle settimane o dei mesi ignaziani.
Difatti, frequentando i ritiri spirituali ho dovuto tristemente appurare che lo straordinario strumento degli esercizi è veramente poco conosciuto e, molto spesso, anche chi lo pratica non ne ha compreso appieno le straordinarie potenzialità. Inoltre, ho potuto constatare con stupore e tristezza che le persone che intervengono ai ritiri spirituali spesso non sanno quasi pregare, non sono capaci di stare in silenzio, hanno numerosi problemi psichici e idee confuse sulla fede e su Dio. Per questo motivo ho iniziato ad elaborare forme d’adattamento degli esercizi, che aiutino le persone a pregare, che insegnino loro a fare silenzio per imparare l’ascolto. Sono questi percorsi da vivere nel quotidiano, basati soprattutto sul Principio e Fondamento, studiati per aiutare le persone a mettere meglio a fuoco il volto di Dio e la loro relazione con Lui ed in questo lavoro d’elaborazione ho sempre avuto il sostegno e l’appoggio dei Padri Gesuiti, ai quali ho sempre sottoposto le mie idee per un confronto.
Da tutte queste esperienze è nata in me l’esigenza di trasformare piano, piano la mia attività per dedicarmi sempre di più allo studio ed alla divulgazione degli esercizi ignaziani.
Gli esercizi di S. Ignazio sono stati per me uno strumento fondamentale nel farmi decidere a cambiare radicalmente la mia vita; sono stati il mezzo cha ha usato il Signore per rendermi a me stessa e per ridonarmi la gioia, spingendomi a trasformare, giorno dopo giorno il mio cammino per pormi alla Sua sequela. Hanno liberato il mio cuore dall’angoscia e dalla disperazione e mi hanno fatto trovare altre ragioni di vita, una delle quali è offrire agli altri la stessa opportunità che è stata offerta a me. Negli esercizi il Signore ha parlato con forza al mio cuore e mi ha guarita. Se questo è stato possibile per me – che venivo veramente da molto lontano! – allora è possibile per tutti.
